Mettiamo subito in chiaro una cosa: cipolla, aglio e porcherie simili sono bandite da questo piatto, insieme al parmigiano reggiano e al grana! Stiamo parlando di un piatto romano per dio! E per tanto ci va il sacrosanto PECORINO ROMANO (da non confondere con quello sardo la cui qualità è indubbiamente buona ma vaffanculo semo romani e promuoviamo il prodotto locale). Dulcis in fundo  vi devo avvertire:  se state per mettervi a cucinare e avete intenzione di preparare una carbonara, dovete prima buttare tutta la panna che avete in casa e possibilmente anche quella a casa dei vicini, perchè solo a vederla la carbonara si deprime.

Detto questo andiamo a vedere quali sono gli ingredienti che caratterizzano questo piatto leggendario per almeno due porzioni, perchè chi magna da solo se strozza.
– 6 uova (di cui solo due albumi).
– Bacon (si quello ammerricano e non me cagate il cazzo).
-Pecorino romano q.b. (na cifra).
-280g di pasta secca preferibilmente trafilata al bronzo quindi parliamo di Molisana, Garofalo o De Cecco al massimo, si ve vedo usà la barilla ve vengo a prende sotto casa!
-Almeno un nato a Roma (s’accontentamo pure della provincia).
-Un goccio de tavernello rubato a quell’arcolizzato del coinquilino erasmus tuo.
-Pepe nero q.b. (qua davero quanto basta, non deve diventà nera come il carbone anche perchè sto piatto cor carbone, come vedremo più avanti, non centra un cazzo)

Procediamo per gradi:
1) Pe non perde tempo che qua c’avemo da lavorà, mettete subito l’acqua a bollire con dieci grammi de sale per litro, tradotto in un pugnetto scarso pe pentola (annatece piano col sale che poi ce va na valanga de pecorino e rischiate de non sentì il giusto sapore).

 

 
2)Piate na bella padella dai bordi alti (ALTI che poi ce dovete spadellà) e ce buttate il bacon tagliato a listarelle SENZA OLIO O BURRO PECCARITà DEDDIO! La pancetta c’ha già abbastanza grasso de suo che con il calore viene rilasciato abbastanza da ungere bene tutta la superficie.

 
3) Quando vedete che la pancetta comincia ad essere bella croccante (lo si vede perchè la parte grassa da trasparente che era diventa palesemente bianca) togliete dal fuoco per almeno una decina di secondi e ci buttate un goccio de vino bianco(poco che sennò ve ciocca il coinquilino). Sfumate sempre a basse temperature perchè sennò sfiamma e si sente l’odore di bruciato che fa schifo al cazzo e porcozio mi rovinate il piatto!

 
4) preparata la pancetta accantonatela e piate le ova. Mo so cazzi vostra, perchè dovete fa la famigerata CREMINA! Ma non ve preoccupate nonnina vostra ve spiega come se fa: piate le ova e separate albume e tuorlo, sei tuorli e solo tre albumi li buttate in una ciotolina o na tazza da colazione pure va bene, le cominciate a sbatte e co l’aiuto de n’amico vostro, che se sta la a magnà na mano ve la deve da pefforza, ve fate versà il pecorino piano piano ma TANTO! l’uovo deve perdere la componente liquida e cominciare a diventare un CREMA e solo allora potrete dirvi vicini al traguardo! E qui sta il segreto: quando vedete che il pecorino può bastare CE NE DOVETE METTE ER DOPPIO LI MORTACCI VOSTRA! PERCHè LO SO CHE SETE DEI PUSILLANIME MA NUN DOVETE FA I TIRCHI CO STO CAZZO DE PECORINO! Sto piatto se basa su ova e pecorino! Se ce ne mettete poco poi è normale che non è na carbonara ma na mezza ciofeca! Quindi giù de pecorino fino a che non avviene la magia: l’uovo che ormai è na cremina densa densa comincia a cambia colore e de botto diventa chiaro come la crema pasticcera: ECCO, è li che ve dovete fermà e rimanè almeno du minuti a contemplare lo splendore del vostro prodotto e non ve preoccupate, il cuore di ogni romano sa che quella è La cremina, quella vera, quella che te farà fa lo sborone co tutti l’amici tuoi pe quanto je l’ammolli a cucinà e vivrai per sempre nella gloria eterna.

 

 

5) Se siete riusciti a fare la cremina, allora ve meritate de passà allo step successivo, e qui dovrete tirare fuori tutte le vostre capacità da grandi chef (che in quanto italiani avete tutti dentro de defoult tramandati dalle nonne vostre quanno da regazzini le guardavate incantati mentre si destreggiavano tra i fornelli e intanto mille profumi ve davano un primo assaggio de che volesse di drogasse): è il momento de SPADELLARE! Ora la pasta dovrebbe esse cotta, se è la Garofalo de sicuro ancora no ma la dovete scolà al dente li mortacci vostra AL DENTE! Non fate i vecchi come st’artra infame che c’ho qua accanto che ve magnate le cose molle! Fatele faticà ste mandibbole.  Riaccendete il fuoco bello alto sotto la padella con la pancetta e aspettate che sfrigola, scolate sta pasta e fionnatela subito subito nella padella. Fatela saltà pe qualche minuto, manco lo vojo sape che disastri farete co sto spadellamento ma almeno cercate de salvà metà della pasta dal pavimento!

6) Quando vedete che la pasta è bella sugnosa spegnete il fuoco (LO DOVETE SPEGNE!) e finalmente aggiungete la cremina magica come la Roma che con delicatezza amalgamate bene con la pasta, la pancetta e la crema. La crema che fino ad un secondo fa era densa e pastosa si scioglierà sotto i vostri occhi come pe magia e allora gli potrete dare un altro paio di spadellate così per far capire chi comanda!

 


7) Adesso e solo adesso potrete mettere il vostro tanto amato pepe nero in grani macinato fresco, non me fate vede quelle zozzate in polvere che già so vecchia e de stirà pe i cazzi vostra non me va proprio! Il pepe si mette solo alla fine e a fuoco spento perchè è molto facile da bruciare e sulla padella a fuoco acceso darebbe un sapore di pepe tostato che davero non centra un cazzo co sto piatto!

 
8) A sto punto con il dovuto rispetto sporzionate nei piatti e inondate il tutto co na quantità de pecorino smodata, popo da vergognasse.
Mo sparateve sto piatto che ve farà cantà le papille gustative e ve risvejerà l’istinti animaleschi che quando lo finite c’avete così tante proteine in circolo che porco zio buttate giù li muri a craniate se nun morite prima dell’ultima forchettata per overdose di carboidrati.

 

 

Un po’ de storia, così pe fa chiarezza dato che sete più ignoranti della lampada de sale rosa che c’ho in salotto:
se sa che la carbonara non ce sta nel sacro manuale di cucina romana di Ada Boni del 1930. ‘Nfatti, de sto piatto se ne parla per la prima volta appena dopo la liberazione de Roma nel ’44, quanno nei mercati sotto casa mia apparve er bacon portato dalle truppe ammerricane. Questo spiega perché nella carbonara, a differenza di altre salse come l’amatriciana, er guanciale non centra popo un cazzo! Durante la seconda guerra mondiale, i soldati americani arrivati in Italia, combinarono il già comune piatto detto “cacio e ova”, composto appunto da pasta, ova e pecorino, con il bacon così da renderla più proteica. Preparandosi da mangiare pare abbiano dato l’idea ai cuochi italiani, che all’americani je danno proprio in culo, per la ricetta vera e propria che ve state a magnà mo voi. A supporto di questa ipotesi resta il fatto che la ricetta era sconosciuta a Roma prima della guerra, quindi c’avete poco da rompe li cojoni co sta tradizione del guanciale! 
Bonappetito stronzi!