Alla luce di questa piccola parentesi di neurobiologia (affrontata nella prima parte che trovate QUI) , appare dunque chiaro come la depressione sia scatenata dal simultaneo malfunzionamento di almeno tre sistemi. Pertanto, l’approccio farmacologico dovrà tener conto di tutti e tre i neurotrasmettitori.
Fortunatamente, questi neurotrasmettitori hanno una struttura molecolare abbastanza simile e, nella loro degradazione, vengono riconosciuti da enzimi comuni, come ad esempio le MAO (Monoammine-Ossidasi). Gli enzimi responsabili del recupero dalla sinapsi (dei veri e propri “riciclatori”, che permettono il temporaneo “spegnimento del segnale”) sono invece diversi per tutte e 3.


Ad ora, i farmaci in grado di trattare la depressione sono molti: tra gli inibitori della ricaptazione troviamo gli antidepressivi triciclici (amitriptilina, imipramina), ma anche farmaci appartenenti ad altre classi come la fluoxetina, venlafaxina e bupropione; tra gli inibitori delle MAO troviamo la procarbazina, la fenelzina, il toloxatone.

E SE VOLESSIMO UTILIZZARE UN RIMEDIO ”NATURALE”?

A tal proposito ci viene incontro l’Iperico. Il farmaco è dato dalle sommità fiorite di Hypericum perforatum (dal greco ipo=sotto + ereiche=erica, in quanto la pianta vegeta sotto l’erica, e perforatum in quanto presenta le foglie puntinate di piccole ghiandole trasparenti che assomigliano a dei piccoli fori).

Iperico, meglio nota come “Erba di San Giovanni”

La pianta è anche detta Erba di San Giovanni, in quanto fiorisce in prossimità della festa che è il 24 Luglio.
All’iperico sono state attribuite molte proprietà, la più importante delle quali è sicuramente il suo effetto antidepressivo. La sua azione è infatti dovuta alla sua doppia azione di inibitore delle MAO nonché del reuptake dei neurotrasmettitori.
Anche se si è osservata un’azione in vitro molto importante da parte di alcuni suoi componenti, come l’ipericina e l’iperforina, in realtà l’effetto farmacologico sarebbe quasi nullo se non concorressero altri componenti come i flavonoidi che, garantendo ad ipericina ed iperforina protezione contro l’ossidazione, ne permettono l’azione terapeutica, entrando di diritto nella lista dei prinicipi attivi dell’iperico.

 

Quindi, in realtà, non si può parlare di un “principio attivo” ben definito, in quanto più composti, di fatto inseparabili, concorrono all’esplicarsi dell’effetto farmacologico. Quando ci troviamo in questa situazione, occorre dunque parlare di fitocomplesso.
L’efficacia terapeutica dell’iperico, comunque, è stata dimostrata in diversi studi clinici nel trattamento della depressione lieve e moderata, in cui si osservava un profilo farmacologico equiparabile per efficacia alle terapie convenzionali, ed addirittura un profilo di tossicità migliore che ne riduce gli effetti collaterali, per gravità e per numero.
L’iperico risulta invece del tutto inefficace nella depressione grave.
Ma i suoi usi non terminano qui: l’iperico è raccomandato anche come cicatrizzante.
Fate attenzione, però: l’iperico attiva il citocromo P450 ed induce la sintesi della glicoproteina P intestinale: si osserva quindi una drastica riduzione dell’efficacia terapeutica di molti farmaci che seguono questa via metabolica. (Se volete saperne di più, cliccate QUI)