L’Italia in particolare, grazie al New Deal, promosso dallo statunitense Roosevelt, ebbe una crescita incredibile nel periodo che infatti fu denominato del “miracolo italiano”; del gigantesco credito concesso con il New Deal, al limite dell’usura, ancora oggi paghiamo le conseguenze, insieme ai debiti di guerra dovuti quale paese sconfitto senza condizioni.

Ricordo la prima macchina a rate che ci consentiva di trascorrere giornate serene fuori città, arredi per la casa e addirittura potersi permettere qualche giorno di vacanza in luoghi turisticamente famosi. Per molto tempo il campeggio, specie quello organizzato, era molto in voga perché consentiva con spese modeste di avere tende o roulotte al mare o ai monti per tutto l’anno, da raggiungere nel fine settimana.

Insomma un sogno per una popolazione provata da lunghi anni di paura e ristrettezze economiche invivibili. Ma come tutti i sogni, anche quelli realizzati hanno un termine. e nubi minacciose comparvero all’orizzonte. Nacquero le Brigate Rosse, gruppo comunista estremista,  che prese di mira in particolare le istituzioni, dalla magistratura al sindacato, dai giornalisti ai politici con una frequenza impressionante e con modalità organizzate che rendevano difficile identificare e perseguire i suoi membri.

Tennero in scacco le forze dell’ordine e i servizi segreti con il chiaro scopo di sfidare lo Stato, al punto di rapire e poi uccidere Aldo Moro, il più rappresentativo politico del tempo, i cui dettagli della fine ancora oggi non si conoscono.

Molti avanzano l’ipotesi che volessero impedire l’apertura imminente ai socialisti per formare un governo di sinistra, a cui Moro era favorevole per evitare la deriva autoritaria della DC; furono arrestati e processati molti brigadisti, la cosiddetta manovalanza del crimine, ma i documenti importanti contenuti nella borsa del parlamentare non fu mai ritrovata.

Il fenomeno delle Brigate Rosse segnò la sua fine con quel ricatto fallito contro lo Stato.

Le turbolenze nella società, entrata in crisi con le lotte studentesche e operaie, furono terreno di cultura per una serie di sigle rivoluzionarie e di manifestazioni talvolta violente che il governo non riusciva a controllare, come non riusciva a soddisfare le istanze e le richieste del popolo sia in politica interna sia in quella internazionale per l’eccessiva compiacenza verso la politica americana e della Nato. Furono definiti gli anni di piombo per la violenza diffusa, a volte provocata per mettere in difficoltà un governo inidoneo a fronteggiare la situazione e le ingiustizie.

Non rimane che pronunciare alcune considerazioni per gli anni successivi. Gli anni Ottanta, caratterizzati da uno stato misto di egoismo e edonismo che in parte soddisfava la classe sociale medio alta, della quale facevano parte anche operai evoluti e molti burocrati di nuova estrazione che usavano con disinvoltura auto di pregio e salotti un tempo frequentati dalla media borghesia romana. Circolava denaro con relativa, facilità specialmente nelle competizioni elettorali che si svolgevano quasi ogni anno.

Nel 1992 lo scandalo Tangentopoli scoprì il vaso di Pandora della corruzione e provocò la scomparsa dei partiti, salvo uno di cui è rimasto il mistero enigmatico. Lo scandalo fu sufficiente per provocare la dissoluzione del Governo, sostituito dalla Magistratura che fece piazza pulita, purtroppo parzialmente, e propiziando l’avvento sorprendente di un brillante imprenditore, anti politico e con pochi scrupoli che, diffondendo con le sue TV private un nuovo costume superficiale e godereccio, in pochi anni ha contribuito a creare una bancarotta serpeggiante e consegnarci suo malgrado ad un’Europa matrigna.

L’alfiere di questa Europa, è Mario Monti, energumeno grigio della BCE che si è dato lo scopo di raddrizzare la barca italica;  nominato dall’emerito Giorgio Napolitano nel 2011, è diventato anche senatore a vita, con buona pace della sinistra, democratica, progressista, liberale, libertaria, solidale, pacifista, altruista.

Dopo averci ridotto sul lastrico, con l’austerità, lo chiede l’Europa e la sua comare Elsa Fornero, che trasforma un esercito di persone in esodati, viene liquidato dagli stessi suoi sostenitori, ed al suo posto l’ineffabile vegliardo del Colle nomina il perbenista cattolico pensante Enrico Letta, che a sua volta appena giurato e fatto un paio di dichiarazioni alla stampa viene volgarmente fatto fuori da un suo compagno di partito, il democratico Matteo Renzi detto “lo sciamano di Rignano”. Non ci si crede ma anche lui, dopo il giro del mondo in 80 giorni e tre anni di luoghi comuni, viene liquidato da un referendum popolare con un sonoro schiaffone; ma lui da par suo si dimette e con un coupe de theatre elegge il buon samaritano Gentiloni a guidare il suo governo, fotocopia di quello fallimentare, nell’ attesa che il partito della maggioranza che fu raccolga i suoi cocci per tentare un improbabile recupero di credibilità.

Al termine di questa mia sintesi storica vorrei esprimere un pensiero che coltivo da sempre: mi piacerebbe, prima che tiri le mie vecchie cuoia, vedere sugli scranni in Parlamento un operaio in tuta da lavoro.