Per comprenderne il motivo, dobbiamo iniziare il discorso dal periodo anteriore alla frantumazione del territorio libico. E’ necessario, infatti, narrare la storia fin dal principio, a cominciare dal momento sciagurato in cui la Libia venne destabilizzata da un intervento militare fortemente voluto dalla Francia di Sarkozy, immediatamente appoggiato dal Regno Unito e successivamente dagli Usa. Intervento militare a cui partecipò anche l’Italia del governo Berlusconi, nonostante l’ottima intesa con il leader libico Gheddafi;  ci limitammo a dare supporto logistico con le basi militari.

Qual è il motivo di un così duro attacco, e del conseguente smembramento territoriale e politico di tale nazione (con l’uccisione senza processo del dittatore nord africano)? Ufficialmente per la democrazia. Non ufficialmente con l’intento recondito di spartirsi le ricchezze petrolifere. Di cui l’ex Libia è ricca.  

Intanto, anche come conseguenza di tale destabilizzazione economica e politica, le grandi fughe dal continente nero continuarono;  molti profughi, incredibilmente, sopravvissero al viaggio, ma molti altri ancora morirono ancor prima d’imbarcarsi o di giungere in Europa.

Un gran numero di essi, infatti, furono inghiottiti dal mare senza lasciare traccia a causa delle condizioni più che precarie con cui erano costretti ad imbarcarsi, sospinti da schiavisti crudeli che non avevano alcuno scrupolo di lasciarli annegare, poiché avevano già intascato il denaro preteso.

La più clamorosa di tali tragedie fu la conseguenza di una serie di scarica barile di responsabilità tra guardia costiera italiana e maltese su una serie di richieste di aiuto da parte di naufraghi, avvenuta l’11 ottobre 2013, ove morirono quasi trecento esseri umani, tra cui donne e  60 bambini, i cui corpi si trovarono quasi tutti e a ridosso delle coste di Lampedusa.

Qui di seguito riport0 un video con l’audio originario della richiesta d’aiuto pubblicato dal giornale, premio Pulitzer 2017, L’Espresso.

http://video.espresso.repubblica.it/inchieste/cosi-l-italia-ha-lasciato-annegare-60-bambini-in-esclusiva-le-telefonate-del-naufragio/10267/10368?ref=fbpe

A seguito di ciò, il governo italiano, guidato dal presidente del consiglio Enrico Letta, decise di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del canale di Sicilia autorizzando l’operazione “Mare Nostrum“, una missione militare e umanitaria  con lo scopo doppio d’assicurare l’incolumità dei profughi su natanti di fortuna, e contrastare il traffico illegale dei migranti.

 Nell’agosto del 2014 dopo incessanti richieste da parte del ministro perché l’Unione Europea si mobilitasse in aiuto dell’Italia, il commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström ha dichiarato che tale operazione sarebbe stata sostituita dal programma europeo “Triton” di Frontex. Successivamente, tramite una serie di incontri in Europa, riesce a ottenere il sostegno di alcuni paesi come Francia, Germania e Spagna, che si dichiarano pronti a sostenere l’introduzione del programma Triton, che prevede contributi volontari da 15 su 28 Stati membri dell’UE. Gli Stati che attualmente contribuiscono volontariamente all’operazione Triton sono: Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria, Svizzera, Romania, Polonia, Lituania e Malta.

Tale operazione, tuttavia, venne  giudicata troppo costosa per ciascun singolo Stato (€ 9.000.000 al mese per 12 mesi), ma il governo italiano insistette a chiedere fondi supplementari ad altri Stati membri dell’UE, ma non fu accontentato, poiché, cinicamente, a morire non erano i loro elettori ed i loro contribuenti.

L’operazione Triton viene effettuata attualmente soltanto nelle acque territoriali delle coste europee, e si avvale di due aerei di sorveglianza che faticano a vigilare su una zona costiera ampia quanto il mar Mediterraneo, cioè un milione di metri quadrati d’acqua. Vi partecipano anche tre navi e sette squadre di marina che si limitano, però, ad effettuare attività d’intelligence e provvedono ai controlli ed alle pratiche d’identificazione dei naufraghi con un bilancio totale di € 2.900.000 al mese.

Tale mutamento d’intervento,  teso a limitare i costi per i paesi contraenti,  ha alzato notevolmente il numero delle vittime e, se i naufragi fossero continuati, i migranti  sarebbero arrivati in Europa a piedi per il gran numero di cadaveri galleggianti.

Per ovviare a tale stato di cose veramente increscioso vi sono oggi molte associazioni umanitarie che salvano vite umane in mare.

Tali associazioni ingaggiano volontari che vengono pagati con le donazioni spontanee di cittadini di tutti i paesi.

Attualmente ne esistono ben sette che si prodigano tra l’Europa e l’Africa, e hanno fondi sufficienti per noleggiare imbarcazioni atte ad operazioni di salvataggio.

Perché, allora, tanto accanimento mediatico nei loro confronti? Qual è il motivo di tanto odio? Perché un magistrato ha denunciato tali associazioni?

Prima di scagliarci contro esse così come sta accadendo attualmente, faccio quello che ogni singolo cittadino dovrebbe fare: informarsi con precisione sull’accaduto e comprendere il motivo per il quale il pubblico ministero suddetto, dott. Zuccaro, ha lanciato pubblicamente l’accusa d’illegalità di tali interventi umanitari.

Vengo informato che si tratta d’un magistrato che ha fatto sempre il suo dovere senza schierarsi mai politicamente, e che non ha ambizione di ribalte pubbliche. Anzi, si è sempre prodigato per combattere la mafia.

Mi chiedo, allora, il motivo di tale gesto, e non potendone parlare direttamente con lui, dal momento  che adesso si trova nell’occhio del ciclone, tento di ottenere un parere altrettanto autoritario da coloro che hanno svolto sempre la sua stessa attività.  

Mi rivolgo ad un giudice della Corte di Cassazione adesso in pensione, che mi spiega che senza prove oggettive non si può condurre a termine un’inchiesta.

Zuccaro, però,  avendo avuto segnalazioni di mele marce che trafficano e lucrano con i migranti  da parte dell’intelligence di altri paesi che fanno parte del progetto sopracitato, in particolare Olanda e Germania, non vuole che l’istruttoria da lui compiuta venga insabbiata, come spesso accade in Italia; ma gli occorrono pur sempre le prove.

Egli, quindi, esce allo scoperto ed affronta di persona il rischio della denuncia  allo scopo di sensibilizzare il Parlamento fornendo tutti i dati di cui dispone, ma poiché non tutti i politici sono persone limpide, qualcuno  decide di fare propaganda elettorale denigrando tutte le ONG.

A mio modesto parere: chi salva vite umane dovrebbe ricevere soltanto elogi, e non insulti e calunnie.

Mi riferisco  in modo particolare a due ONG che conosco bene: “Save the children“ e “Medici senza frontiere”,  i cui partecipanti sono dei veri e propri angeli che difendono i valori fondamentali, come il diritto alla vita…

Sì, da angeli; posso dirlo con certezza, ne sono bene informato, e un di loro l’ho conosciuto di persona: un medico senza frontiere che mi ha salvato la vita.

L’ho incontrato la prima volta su un aereo militare di ritorno in Italia dal Medioriente, mentre accompagnava  un bambino gravemente ferito da una mina anti-uomo;  una di quelle di modello recente. Il malcapitato che ci poggia il piede non perde la gamba e basta, perché la mina ha la caratteristica mortale di saltare prima in aria ad altezza uomo, e poi esplodere.

Per fortuna (si fa per dire) si trattava soltanto di un bambino, che si è salvato grazie alla sua bassa statura, ma era necessario un intervento chirurgico delicato, e quell’angelo lo accompagnava a Bologna mentre il piccolo era ancora privo di sensi e lottava tra la vita e la morte.

Tale angelo, giunto al reparto di angioplastica, gli è stato vicino senza perderlo di vista neanche un istante assicurandosi che l’intervento fosse riuscito, e lo vegliò  fino a poco prima del suo risveglio.  Adducendo che aveva un impegno urgente proprio in quel momento, è andato via proprio per non essere ringraziato.

 La sorte ha voluto che  io m’incrociassi nuovamente con lui ancora una volta in Medioriente, e l’ho trovato sempre lì a compiere del bene.

Ignoravo, però, che questa volta il beneficiario sarei stato io.

La sera prima della maledetta notte in cui una Toyota bianca lo fece saltare in aria, era al telefono con la sua famiglia e diceva a sua moglie che l’indomani sarebbe tornato a casa definitivamente perché, testuali parole, era ormai troppo vecchio per dormire ancora in un lettino militare di fortuna.

Io gli chiesi se volesse dormire nella mia di branda, ch’era più comoda, perché io ero primo ufficiale e quella notte sarei rimasto sveglio, perché, causa un cambio di politiche estere da parte delle Nazioni Unite nei confronti di regimi che cambiavano pelle in quelle zone, un codice rosso avvertiva di un possibile attentato kamikaze e uno degli obiettivi sensibili era la nostra postazione, e volevo vegliare sui miei uomini.

Mi stupì il suo assenso immediato senza fare una piega; al massimo alzò un sopracciglio, lo ricordo benissimo.

Soltanto dopo aver interiorizzato i postumi dell’esplosione mi accorsi che il mio letto si rivelò fatale per lui.

Ormai ero solo e mi resi conto che il suo ritorno a casa non consisteva nel riabbracciare la moglie, ma volare in cielo come si conviene ad un angelo.

Mi auguro che lui, adesso,  riposi sulla più comoda delle nuvole, e che possa sentire il mio grazie per avermi salvato la vita avendola mutato con la tua.

GRAZIE ANGELO per tutto quello che mi hai insegnato! Grazie a tutti gli angeli sulla terra che nonostante gli insulti ingiusti ricevuti, continuano a salvare vite umane.