All’Università degli Studi di Firenze – Scuola di Ingegneria –  c’è una realtà tutta italiana che ci viene invidiata ma che ben in pochi conoscono. Sto parlando del Firenze Race Team, un gruppo formato da studenti universitari accomunati dalla passione per i motori, che decide di mettersi in gioco ogni anno sfidando altre università da tutto il mondo in una competizione dove sono gli studenti stessi a costruire la vettura che poi andranno a guidare.

Logo del Firenze Race Team

Grazie all’intervista ad Alessandro Dell’Uomo, uno dei due Team Leader, ho capito meglio come funziona questo mondo e l’impegno che questi ragazzi mettono in quello che fanno.

Il campionato a cui partecipano è la Formula SAE, una competizione universitaria nata nel 1981 negli U.S.A. ma ben presto diventa popolare in tutto il mondo, tanto che dal 2005 si svolge anche la Formula SAE Italy.

Ogni anno sono più di 500 le università da tutto il mondo che partecipano.

Alessandro comincia col parlarmi della loro realtà, una realtà in crescita.

Dopo l’ottimo piazzamento dell’anno scorso all’autodromo Riccardo Paletti a Varano, in cui i ragazzi si sono classificati al primo posto tra i team italiani ed al terzo tra quelli di tutto il mondo, c’è stato un boom di iscrizioni per quest’anno, con più di trenta ragazzi al lavoro sul progetto.

Quest’anno, oltre al progetto combustion, dove i ragazzi si occupano di progettare e costruire da zero una macchina da competizione a motore a combustione interna, prenderanno parte anche alla competizione driverless. Quest’ultima consiste nel costruire una macchina in grado di girare in pista senza pilota: il Firenze Race Team  ha deciso di partecipare riadattando la macchina dell’anno scorso e dotandola di telecamere adeguate e sensori GPS progettati dal team universitario di ingegneri. Proprio in quest’ultima categoria sono riusciti a qualificarsi tra i primi quindici posti in Germania.

I giudici per queste prove sono per lo più ingegneri, alcuni provenienti da ditte come Ferrari o Lamborghini, altri addirittura dal mondo della F1, e grazie a questa bellissima iniziativa tantissimi studenti talentuosi hanno ed hanno avuto la possibilità di mettersi in mostra e di ottenere un lavoro dalla loro passione.

Ma come si fa a stabilire il vincitore di questa competizione?

Diciamo da subito che le prove sono molto meticolose ed il numero di partecipanti è molto elevato quindi ottenere buoni piazzamenti non è affatto banale. Queste prove si dividono in eventi statici ed eventi dinamici.

Quegli statici sono sul piano aziendale, il design della vettura e l’analisi dei costi, mentre quelli dinamici sono la prova di accelerazione, la prova Skid-Pad, volta a misurare l’accelerazione G laterale durante il percorrimento di una pista ad “otto”, la prova per il consumo carburante, la prova Autocross, che consiste in un giro di pista come una specie di qualifica, e per ultima la Endurance, ovvero una serie di giri in pista della durata totale di 22Km.

Per ogni prova viene assegnato un punteggio, e vince il team che raggiunge il punteggio maggiore su un massimo di 1000.

Alessandro mi parla della macchina da loro costruita, una macchina con telaio in tubi d’acciaio e fibra di carbonio che monta un motore monocilindrico a benzina quattro tempi Beta da 498cc, che sono arrivati a 520cc dopo alesatura. Anche il cambio è fornito dalla Beta, un cambio manuale a sei rapporti, e per regolamento il passo deve essere almeno 1525 mm.

Inoltre il loro è l’unico team a montare un differenziale semi attivo comandato elettronicamente.

La velocità massima teorica della macchina si aggira intorno ai 140 km/h, ma il dato che davvero stupisce è l’accelerazione; meno di quattro secondi per percorrere 75 metri con partenza da fermo.

La macchina costruita dai ragazzi del FRT

Ovviamente tutto questo ha dei costi, e non è soltanto l’università a pagare ed a concedere i propri spazi. Ci sono diverse aziende che scelgono di fare da sponsor, ed alcune di queste oltre a finanziare economicamente il progetto, che ha dei costi molto alti, mettono anche a disposizione i loro macchinari per costruire dei pezzi che altrimenti sarebbero irrealizzabili.

Il team del FRT

Ora non resta che aspettare la prossima competizione e sperare che il Firenze Race Team ed Alessandro facciano ancora meglio dell’anno scorso.

Da parte mia hanno tutto l’incoraggiamento possibile ed un enorme in bocca al lupo!