Il dibattito pubblico sullo ius soli è di una sterilità e puerilità infinita, lontano dalla realtà e dai fatti, senza un briciolo di razionalità e totalmente emozionale, sia da un lato che dall’ altro. Anzi dagli altri visto che i lati oramai sono tre.

Questa legge, Disposizioni in materia di cittadinanza, è stata presentata il 25 marzo 2013 da deputati montiani, è stata approvata alla Camera il 13 ottobre 2015, è stata per un anno e mezzo nel limbo della commissione Affari Costituzionali, è stata caricata di 8mila emendamenti da votare, ed è stata infine calendarizzata in Senato per il 15 giugno solo dopo le innumerevoli pressioni del Movimento degli italiani senza cittadinanza.

 Quella giornata è stata memorabile ( in senso negativo )

La seduta parte in ritardo, manca il numero legale. Il gong che fa partire la sarabanda è la richiesta di un’inversione dell’ordine dei lavori avanzata dalla senatrice Loredana De Petris, di Sinistra Italiana. Luigi Zanda, del Pd, dice che è d’accordo perché la Lega fa ostruzionismo. Si vota e i contrari sono quasi solo i leghisti. I senatori del Carroccio chiedono la parola, ma Grasso risponde che l’ha già data al presidente di commissione Salvatore Torrisi che deve illustrare quello che è avvenuto in commissione, cioè niente. Il capogruppo della Lega Gianmarco Centinaio insiste, rialza la mano. Gli dà una mano anche Stefano Candiani che grida con le mani giunte a conchiglia verso la presidenza. E’ a quel punto che Raffaele Volpi, funzionario della Lega, rimasto seduto e in silenzio fino a quel momento, si scosta dal suo banco, tira su la parte semovibile, si alza lentamente, prende la mira e declama: “Grasso, ma vaffanculo!”.

 E’ il grido di battaglia che risuona grazie a un raro momento di silenzio dell’Aula. “Me ne vado!” grida scendendo le scale. “Lei non è un arbitro, è un venduto!“. Grasso lo espelle ma lui resta nell’emiciclo, come i calciatori che seguono la partita lungo la scaletta che porta agli spogliatoi. La sua presenza insistita dovrebbe spingere il presidente del Senato a sospendere i lavori ma Grasso non vuole perdere altro tempo e revoca l’espulsione di Volpi. “Un precedente così neanche l’arbitro Moreno!” commenta Roberto Calderoli. “Quando i giocatori si arrivano a nascondere l’arbitro deve comportarsi come può…” replica Grasso.

Il presidente prova la consueta carta della testardaggine sperando che gli vada bene. Dà la parola al presidente della commissione Affari Costituzionali, l’alfaniano Salvatore Torrisi, che deve illustrare il testo e cos’è avvenuto in commissione. Torrisi nessuno lo ascolta: lui quasi urla, quasi svogliato, si interrompe, incespica, “reiez… reiezione”, Grasso lo spinge a proseguire, “Concluda, senatore Torrisi!” Nel frattempo finimondo. I senatori della Lega Nord hanno lasciato i blocchi di partenza. Si lanciano verso i banchi del governo come tori, con in mano il cartello con la scritta “No allo Ius soli”. Tra gli altri spiccano Gianmarco Centinaio, il suo vice Sergio Divina, lo “svizzero” Jonny Crosio, il gigantesco Nunziante Consiglio che si diverte con i commessi che non arrivano a prendere il suo cartello perché è quasi due volte loro. Il più scatenato di tutti è Paolo Arrigoni che corre al centro dell’emiciclo facendo una specie di corrida per difendere il suo foglio.

Centinaio, il capogruppo della Lega, si dimena tra gli addetti del Senato e si mette seduto al fianco della ministra Valeria Fedeli, sbattendo un pugno sul banco. Viene circondato da sempre più commessi che lo portano via di peso. “In sette son dovuti venire a prendermi” dice orgoglioso poco più tardi alla buvette dove ha chiesto un po’ di ghiaccio per la mano con cui è rimasto aggrappato ai banchi del governo.

La battaglia la tiene viva qualche attimo dopo Stefano Candiani, l’uomo fabbrica-emendamenti della Lega, figlio d’arte di Calderoli. Dal suo banco tira su l’ennesimo cartello, e viene invitato a fermarsi da Albertini, suo collega ed ex sindaco di Milano. La legge è incardinata, ma la discussione è subito rinviata. L’approvazione sarà dopo i ballottaggi perché certe cose è sempre bene farle dopo le elezioni. Il tutto avviene mentre nel frattempo, fuori dal Senato in cui si è combattuta la grande battaglia per la purezza della cittadinanza, gente italianissima fa il saluto romano.

Forse anche grazie a questo casino il Senato quel giorno approva senza tanto clamore la manovrina correttiva finanziaria da 3,4 miliardi dove spunta tra l’altro l’ ennesimo blocco a Flixbus, contro il quale nessuno lotterà.

Al ché il dibattito pubblico prende la parola. Le argomentazioni pro e contro la legge sono imbarazzanti.

 Alfano conferma il suo si ma chiede al PD di valutare se questo sia il momento giusto ( benaltrismo soft ). Luigi di Maio rispolvera il benaltrismo hard: “ è mai possibile che prima di pensare al lavoro, o a un piano per dare incentivi e sgravi alle imprese che assumono giovani, oppure a un reale sostegno per le famiglie monoreddito con figli a carico, il Pd pensi a far approvare lo “ius soli”?” Dice a Libero, il giornale da titoli come ‘bastardi islamici’ e ‘Renzi e Boschi non scopano’.                                                                                                                                                                                             Il Movimento 5 Stelle ha dichiarato la propria astensione in Senato, come già fatto alla Camera dimenticando o facendo finta di dimenticare che al Senato l’ astensione vale come voto contrario. Dimentica anche che nel 2013, di Maio, Fico, Di Battista e tanti altri sottoscrissero una legge per lo ius soli. Tuttavia nonostante la loro ipocrisia Grillo è assolutamente profetico quando afferma sul blog delle stelle che “Da una parte si agiterà la minaccia della sostituzione etnica o del terrorismo, dall’altra saranno usati i volti dei bambini ed i morti in mare per generare le emozioni più forti”.

Dalla destra Forza nuova diventa virale con lo striscione Italiani si nasce non si diventa ( frase che interpretata letteralmente avalla il principio ius soli ). Casapound associa lo ius soli al terrorismo. Gianni Alemanno, segretario del Movimento nazionale, sfiora lo squadrismo e pubblica sul suo sito l’elenco dei senatori di maggioranza che dovrebbero votare la legge. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’ Italia, preannunciando un referendum abrogativo nel caso passasse la legge, scrive il 15 giugno su Fb “No Ius Soli per la cittadinanza automatica agli immigrati” evidentemente non capendo o facendo finta di non capire che la cittadinanza non sarebbe data in automatico. Sulla stessa lunghezza d’ onda Matteo Salvini ( capo del carroccio ), che in un post parla di “folle legge voluta dal Pd, in base alla quale per il solo fatto di essere nati qui automaticamente si diventa cittadini italiani”. Non delude il suo sito – Il populista – che invita i lettori a difendersi dalla sostituzione etnica.

Non meno imbarazzante la sinistra. Un grosso team si limita a offendere chi non è d’ accordo. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, definisce mostri quelli della lega e del movimento semplicemente perché contrari, Renzi ( segretario PD ), non argomenta ma definisce la Lega, “inqualificabile”, e il 5 stelle, “altalenante”. A questi leader si associano personaggi, giornali, pagine di ogni genere, tra i quali l’ autoproclamato reporter Saverio Tommasi per i quali siccome a protestare contro lo ius soli c’ erano fascistelli e spacciatori lo ius soli è di conseguenza sacro e giusto. È una logica spicciola, con la quale si potrebbe dire che siccome i fasci sono contro le paludi, e i fasci sono cattivi, le zanzare sono buone e vanno amate.

Un team più piccolo, capitanato da Minniti ( ministro dell’ interno ) fa il lodevole sforzo di argomentare, associando l’ integrazione alla sicurezza. Bene, in Francia hanno semplificato anni fa i criteri per avere la cittadinanza ma hanno solamente trasformato i tanti nordafricani non integrati in francesi non integrati che continuano a vivere nelle banlieue, ad avere alti tassi di povertà e criminalità, e a sfornare terroristi. Dubito che la targhetta con scritto italiano basti per integrare.

Ma il team più stupido, smielato e odioso e che mi ha spinto a sprecare ore per scrivere questo pezzo è il team del bimbo nero col tricolore, o del bimbo cinese col tricolore, o del bimbo straniero che va bene a scuola quindi merita la cittadinanza, o del bimbo straniero che parla in dialetto e quindi merita la cittadinanza. Tantissimi video e articoli sponsorizzati tra l’altro da Repubblica, e Saviano narrano di bimbi che si sentono italiani e pretendono di essere una dimostrazione incontrovertibile del fatto che lo ius soli sia sacrosanto.

Se si accettasse la dimostrazione dal particolare al generale, o in parole povere che siccome ci sono 4 bimbi in un video che meritano la cittadinanza tutti i nati in Italia meritano la cittadinanza, si dovrebbe accettare anche che siccome ci sono 4 immigrati in un video di dalla vostra parte che fanno i bisogni in giro, spacciano, rubano e stuprano, tutti gli immigrati vadano espulsi.

Al netto delle posizioni delle ridicole posizioni dell’ opinione pubblica vorrei spiegare la legge e dire la mia.

Innanzitutto il dibattito è sbagliato dal principio, dal titolo della discussione e degli articoli, dagli hasthag #siiussoli e #noiussoli.

 La legge non prevede il semplice ius soli puro ma la creazione di uno ius soli temperato e di uno ius culturae.

Il primo sarebbe riservato al nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Per ottenere la cittadinanza c’è bisogno di una dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età. Se il genitore non ha reso tale dichiarazione, l’interessato può fare come ore richiesta di acquisto della cittadinanza ma entro due (anziché uno) anni dal raggiungimento della maggiore età.

Il secondo sarebbe riservato al minore straniero, che sia nato in Italia o sia entrato nel nostro Paese entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è necessaria la conclusione positiva di tale corso. La richiesta va fatta dal genitore, cui è richiesta la residenza legale, oppure dall’interessato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età.

Si aggiungerebbero a questi due ius norme transitorie per i ragazzi attualmente neomaggiorenni.

Attualmente la cittadinanza italiana si ottiene automaticamente se si nasce o si viene adottati minorenni da almeno un genitore italiano. La ottengono su richiesta – una volta dimostrato di avere un reddito – dopo 10 anni di residenza legale in Italia i cittadini extracomunitari. La ottengono con 5 anni o meno a seconda dei casi i cittadini comunitari, gli stranieri maggiorenni con nonni italiani o nati in Italia; gli adottati maggiorenni da cittadini italiani, gli apolidi e i rifugiati politici, i figli maggiorenni di genitori naturalizzati italiani; e le persone alle dipendenze dello Stato Italiano. La ottengono con ancora meno tempo gli stranieri conviventi o sposati con cittadini italiani.

Paradossalmente I minorenni nati in Italia devono aspettarne 18 di anni perché possono richiedere la cittadinanza solo al compimento della maggiore età. Una legge per loro quindi mi sembra più che doverosa. D’ altro canto è sbagliato considerare presente in ognuno dei 900 mila stranieri nati qui questa esigenza. Secondo uno studio Istat sugli immigrati di seconda generazione, tra i ragazzi stranieri che frequentano le scuole superiori la quota di coloro che si sentono italiani sfiora il 38%, il 33% si sente straniero, mentre il 29% preferisce non rispondere. Ben il 46,5% immagina la propria vita da adulto in un altro paese.

Qualcuno potrebbe dirmi che non è un problema dato che la legge si applicherebbe non automaticamente ma volontariamente e che quindi se anche interessasse solo a una percentuale dei ‘seconda generazione’ sarebbe comunque una grande opportunità per loro. Vero, ma dato che l’ Italia permette la doppia cittadinanza, e che la maggior parte dei diritti sono legati alla cittadinanza, e la maggior parte dei doveri alla residenza, probabilmente la cittadinanza italiana potrebbe interessare e premiare anche l’ altra di percentuale, quella che non si sente italiana, per semplice convenienza.

Escluse le considerazioni sugli auspici degli stranieri dobbiamo pensare anche ai nostri di auspici. Per entrare in una qualsiasi comunità non deve essere d’ accordo solo chi entra ma anche la comunità stessa. Questo argomento è un tabù per il nostro triste passato ma gli italiani hanno tutto il diritto di non volere altri ‘italiani’.

Riassumendo il principio della legge mi sembra giusto. L’ osannazione di esso a prescindere no. Nella legge ci sono errori potenzialmente pericolosi e errori palesemente stupidi. L’ ideale sarebbe discuterne in un ambito più ampio come  una riforma dell’acquisizione del diritto di cittadinanza globale e magari fatta in ambito europeo. 
I miei sono pareri e non pretendono di essere verità assoluta, ma penso di poter pretendere un dibattito pubblico di un livello un po’ più elevato. Voi vi accontentate?