E no, non è una bufala..

Ora che ho la vostra attenzione sappiate che dopo un’ approvazione all’ unanimità alla commissione alla Camera, sta arrivando in Senato una legge che stabilisce tra l’ altro che gli utenti «hanno il diritto» di utilizzare «a condizioni eque e non discriminatorie software, proprietario o a sorgente aperta, contenuti e servizi leciti di loro scelta». Come è noto, su computer e dispositivi mobili Apple, non è possibile installare software a sorgente libera ( l’ app store ha l’ esclusiva ). Di qui il rischio che i dispositivi della casa americana siano inutilizzabili in Italia, se non con complessi meccanismi (il jailbreak), di dubbia legalità.

Lo stralcio sotto i riflettori viene dall’ articolo 4 del ddl di Stefano Quintarelli, un deputato di un piccolo partito centrista, grande esperto di temi informatici. Presentato nel 2014 e firmato da diversi parlamentari, il ddl è stato fortemente appoggiato dalle aree di centro e dai 5 stelle ma ha ottenuto la unanimità il 7 luglio 2016 nella commissione Trasporti con 27 voti su 27. Il ddl, “per la tutela della concorrenza e della libertà di accesso degli utenti”, stabilisce due principi importanti: neutralità della rete e non discriminazione delle piattaforme.

 La legge Quintarelli ( http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0024880.pdf ) dice poche cose ma le dice bene. 4 articoli. Nel primo definisce gli operatori di rete. Nel secondo che ogni servizio commerciale di accesso deve qualificarsi per quello che effettivamente fornisce all’utente senza essere confuso con il servizio illimitato a Internet ( Chiaro riferimento a internet.org nei di facebook ).

Piccola rivoluzione nel terzo articolo che da limiti alla gestione del traffico e scrive parole definitive sulla neutralità che partono dalla Carta dei diritti in Internet.

 “Agli operatori non è consentito ostacolare, ovvero rallentare rispetto alla velocità alla quale sarebbe fornito a un utente nella stessa area avente la medesima capacità di banda e con accesso illimitato alla rete internet, l’accesso ad applicazioni e servizi internet, fatti salvi i casi in cui le misure che ostacolano o rallentano l’accesso siano necessarie.”

Grande rivoluzione nel quarto articolo : “Gli utenti hanno il diritto, indipendentemente dalla piattaforma tecnologica utilizzata, di reperire contenuti e servizi dal fornitore di propria scelta alle condizioni, con le modalità e nei termini liberamente definiti da ciascun fornitore. Gli utenti hanno il diritto di disinstallare software e di rimuovere contenuti non di loro interesse dai propri dispositivi. (Questi diritti) non possono essere in alcun modo limitati o vincolati all’acquisto o all’utilizzo di alcuni software, contenuti o servizi da parte dei gestori delle piattaforme mediante strumenti contrattuali, tecnologici, economici o di esperienza utente.”

Diritti di reperire ovunque il contenuto, diritto di disinstallarlo, diritto di acquistarlo al di là della cornice della piattaforma. In pratica, con questa legge si stabilirebbe che Android e iOS sono i sistemi mentre Google Play e iTunes sono gli store e che i loro destini non sono per forza legati. Il possessore deve avere la possibilità di installare applicazioni da fonti alternative ( oggi possibile con alcune limitazioni su Android ma non con IOS ). La forza è dirompente, I blog degli ‘smanettoni’ sono entusiasti.  D’ora in avanti potrebbe essere più semplice scegliere una propria via di pubblicazione dei contenuti, con le loro proprie politiche commerciali. Una scelta più libera, che ovviamente non garantirebbe lo stesso market share, ma che costringerebbe le piattaforme adeguarsi e consentire l’installazione di applicazioni ed eventualmente store con regole proprie, neutrali rispetto alla piattaforma OTT.

Il rischio concreto però è che essendo la legge solo italiana, la Apple non si adegui facendo prodotti ad hoc ma lasci il mercato italiano. Io sarei comunque favorevole perché penso che i principi vengano prima dei prodotti. Riconosco però che dato che i prodotti apple interessino a milioni di italiani un sano dibattito pubblico dovrebbe parlarne.

Dunque nel complesso la legge ha buonissime intenzioni ma ve ne parlo  perché in caso di approvazione definitiva secondo me farebbe ‘svegliare’ più una cosa del genere che una riforma del lavoro o delle pensioni. Invito la gente a svegliarsi non nel senso di fare una rivolta o una rivoluzione me nel senso di informarsi e appassionarsi a ciò che avviene nei palazzi della Politica. La Res Publica è nostra.